Sprofondare nella realtà. Un racconto tratto da "Capire il corpo" di Andrea Ambrogio



Un po’ di sere fa, prima di cena, trovo mio figlio di due anni e mezzo seduto per terra in soggiorno. Ha un libro in mano e fa finta di leggere. Racconta una favola mettendo insieme pezzi di altre favole, ricordi di cose dette da me e da mia moglie o dal nonno. È serissimo e non stacca mai gli occhi dal libro. Proprio come se leggesse.

Io e mia moglie ci scambiamo un’occhiata, trattenendo a stento una risata. Corro a prendere il cellulare e inizio a riprenderlo. Faccio due minuti di video, che rivediamo tutti insieme subito dopo.




Poi oggi pomeriggio mi viene in mente quel video e lo scarico sul pc per mandarlo a mia sorella e a un amico. Purtroppo, però, sul pc l’audio del video non si sente. Mando avanti e indietro il filmato per capire se sia solo un problema in qualche punto. Poi mi arrendo di fronte all'evidenza che non si sente proprio niente e mi ritrovo a osservare quelle immagini senza sonoro. Vedo solo il suo corpicino muoversi, le espressioni del volto, la postura, l’attenzione seria alla sua “recita”, lo sguardo furbetto, le gambe incrociate come i grandi.


In quel momento sparisce tutto. Non penso al sonoro che non sento, a quanto è simpatico mio figlio, a mandare il video a qualcuno, al fatto che dovrei rifarlo. Insieme all'audio, è sparito anche il mondo attorno. La mia attenzione è risucchiata dal bimbo che si muove nel video.

Mi commuovo guardando quelle gambe incrociate. Mi stupisco a vedere un certo modo di muovere la bocca. Di reclinare la testa. Di mettere tutto se stesso per convincersi e convincerci che sta leggendo. Più entro in quel video, più quel video mi restituisce tenerezza. Più lo osservo e più sto bene, più mi ci perdo dentro e più sento una goduria infinita.


Quando sprofondo davvero dentro a qualcosa, succede un piccolo miracolo: ne colgo l’essenza, la profondità. Ne colgo la realtà. Cioè: finalmente la vedo.

La realtà è impareggiabile. Non per quello che vedo, ma per quello che mi fa. Mi arrendo a lei e lei mi riempie di calore, di spazio, di vitalità. Di brividi, di tenerezza, di comprensione e lucidità.

È proprio questo che succede quando ci si cala fino in fondo nel proprio corpo.





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