SCIAMANESIMO. Viaggio etnografico e spirituale nei culti dell'estasi.

Lo sciamanesimo è la forma di spiritualità più antica che l’uomo ha concepito. Un insieme di credenze e atti rituali che mescolano, all'interno di pratiche transculturali, la fede nel mondo degli spiriti e la loro interazione con l'umanità, la conoscenza delle proprietà di erbe curative, canti e danze sacre. Il sincretismo di questi elementi si concentra nelle mani di un'unica figura: lo sciamano. Egli è infatti l'unico ad essere in grado di viaggiare tra il mondo reale e quello degli spiriti. La sua capacità è quella di interpretare il linguaggio della natura, ascoltare la voce del vento, riconoscere negli animali precisi archetipi di potere. Lo sciamanesimo è diffuso in molti continenti: America del Nord e del Sud, Africa, Australia. Anche in Europa esiste un apparato di credenze che fonda la sua origine nelle antiche pratiche sciamaniche. Ci sono forme di sciamanesimo persino tra gli eschimesi, in Asia e nelle isole polinesiane. In antropologia culturale il dato più rilevante è che, nonostante una struttura flessibile che si differenzia nella sua formalità a seconda dei gruppi a cui appartiene, le basi sulle quali si fonda lo sciamanesimo restano invariate, conferendo a questo insieme di pratiche finalità e obiettivi che accomunano le diverse aree geografiche. La sua caratteristica principale è quella di non essere una religione composta da gerarchie o istituzioni. Non si trovano in nessuna cultura sciamanica templi, gerarchie o leggi da seguire.


La figura dello sciamano è indispensabile per tutti i gruppi etnici che fondano sullo sciamanesimo il loro sistema spirituale. Egli, attraverso le sue conoscenze, è in grado di diagnosticare e curare malattie, nonché trovare la soluzione a tutti i problemi della comunità e del singolo, da come procurarsi il cibo a come sbarazzarsi dei nemici. Da qui la forma di timore e rispetto che i membri della comunità hanno nei confronti di colui il quale si può definire a tutti gli effetti un leader spirituale. La parola sciamano, per la prima volta attestata nel 1698, sarebbe entrata nella lingua italiana come derivazione dall'inglese shaman, a sua volta derivato dal tunguso Saman ( sa-sapere e manu-uomo). Si può dunque riassumere l'etimologia come uomo sapiente.




In antropologia culturale il dato più rilevante è che, nonostante una struttura flessibile che si differenzia nella sua formalità a seconda dei gruppi a cui appartiene, le basi sulle quali si fonda restano invariate, conferendo a questo insieme di pratiche finalità e obiettivi che accomunano le diverse aree geografiche. a sua caratteristica principale è quella di non essere una religione composta da gerarchie o istituzioni. Non troviamo mai in nessuna cultura sciamanica un tempio o una legge da seguire.

La figura dello sciamano è indispensabile per tutti i gruppi etnici che fondano sullo sciamanesimo il loro sistema spirituale. Egli, attraverso le sue conoscenze, è in grado di diagnosticare e curare malattie, nonché trovare la soluzione a tutti i problemi della comunità e del singolo, da come procurarsi il cibo a come sbarazzarsi dei nemici. Da qui la forma di timore e rispetto che i membri della comunità hanno nei confronti di colui il quale si può definire a tutti gli effetti un leader spirituale. La parola sciamano, per la prima volta attestata nel 1698, sarebbe entrata nella lingua italiana come derivazione dall'inglese shaman, a sua volta derivato dal tunguso Saman ( sa-sapere è Manu-uomo). Si può dunque riassumere l'etimologia come uomo sapiente.


L'INIZIAZIONE


Come viene scelta la figura dello sciamano all'interno dei vari gruppi etnici? Ci sono dei requisiti particolari affinché una persona possa ricoprire questa importante carica? Cercheremo di dare una risposta a questi quesiti procedendo per gradi. È possibile che lo sciamano possa essere scelto secondo svariati criteri. Quello più importante è sicuramente la trasmissione ereditaria. Può però esserci anche una sorta di chiamata, una vocazione che arriva dal mondo degli spiriti. Questo succede ad esempio tra gli Altaici, nella Siberia meridionale. Infine lo sciamano può essere eletto per volontà de clan (ciò avviene, ad esempio, per i Tungusi in Siberia, Mongolia e Cina). In questo ultimo caso, la scelta è subordinata all'esperienza estatica del candidato che, qualora non si verificasse, impedirebbe la sua elezione a titolo di sciamano. Indipendentemente dal metodo di selezione, uno sciamano può essere considerato tale soltanto dopo aver ricevuto una doppia istruzione. Prima tutti gli insegnamenti riguardanti le tecniche sciamaniche, la gerarchia degli spiriti, la genealogia del clan, il linguaggio segreto della natura e le proprietà medicinali e psicotrope delle erbe. In seguito un'istruzione di ordine estatico, grazie alla quale è possibile apprendere i vari stati di trance e le tecniche di risveglio. Qualunque sia il metodo di reclutamento, il fattore comune è l’iniziazione che l’aspirante sciamano deve superare per poter essere considerato tale. A volte il rito di iniziazione può essere officiato in pubblico, in altri casi, invece, il rito di passaggio avviene nell'esperienza estatica del neofita. In molte culture la “chiamata”, o vocazione, avviene durante una malattia o un incidente violento che porta la persona quasi alla morte. Durante lo stato di coma si verificano allucinazioni, visioni, messaggi provenienti da divinità e il prescelto viene messo così a conoscenza della sua missione. Inoltre, durante questa difficile esperienza, molti sciamani raccontato di aver visto il loro corpo dilaniato dagli spiriti in modo feroce e violento per poi vederlo rinato con nuove membra e nuovi organi. Questa morte apparente simboleggia il distacco dalla vecchia vita e la conseguente rinascita con l’acquisizione di nuova consapevolezza, poteri e conoscenze mistiche.


Credits photo: National Geographic


Mircea Eliade, grande antropologo e storico delle religioni, afferma che i rari documenti di cui disponiamo sui sogni sciamanici mostrano principalmente che si tratta di una iniziazione la cui struttura è ben nota nella storia delle religioni. In nessun caso si tratterebbe di allucinazioni disordinate o affabulazioni strettamente personali: queste allucinazioni e queste affabulazioni seguono dei modelli tradizionali coerenti, ben articolati e di un contenuto storico di una stupefacente ricchezza. Questo, secondo Eliade, contrasterebbe con la tesi secondo la quale la “vocazione” spontanea dello sciamano, e la sua relativa scelta di procedere sulla strada dell’iniziazione, sarebbe in realtà influenzata da stati di labilità mentale e psicopatia.



LA STRUTTURA COSMICA E I TRE PIANI SPIRITUALI


Com'è possibile per uno sciamano viaggiare tra il mondo reale e il mondo degli spiriti? Come queste entità possono dialogare e a volta possedere lo sciamano portandolo in stati di trance? Secondo il pensiero delle popolazioni che fondano sullo sciamanesimo il loro sistema di credenze, l’Universo sarebbe costituito da tre piani (cielo, terra e inferi) collegati tra di loro attraverso un asse centrale. Esiste un simbolismo complesso, a volte ricco di contraddizioni, attraverso il quale viene spiegata l’interazione e la comunicazione tra questi piani. Tale sistema simbolico è stato spesso contaminato da cosmogonie e mitologie più recenti , anche se lo schema essenziale resta sempre visibile persino nelle forme terminali che risentono di numerose influenze. Le tre grandi regioni cosmiche, collegate appunto attraverso un asse centrale, possono essere attraversate. L’asse centrale passa per un foro, un’apertura. Usando questo foro gli dèi scendono sulla terra e i morti nelle regioni sotterranee; ed è grazie ad esso che l'anima dello sciamano in estasi può innalzarsi in volo o discendere nei suoi viaggi celesti o infernali. Nelle culture primordiali la comunicazione fra Cielo e Terra veniva utilizzata per inviare le offerte agli dèi celesti, e non per intraprendere un'ascensione concreta e personale; quest'ultima resta di sola pertinenza dello sciamano. Solo gli sciamani, infatti, sanno compiere l'ascensione attraversando l'apertura centrale. Essi trasformano quindi una concezione cosmo-teologica in una esperienza mistica concreta. Questo è un punto importante: esso, fra l'altro, mette in risalto la differenza esistente fra la vita religiosa di un popolo nord-asiatico e l'esperienza religiosa dei suoi sciamani, la quale è una esperienza personale ed estatica. In altri termini, ciò che per il resto della comunità resta una sorta di ideogramma cosmologico, una realtà della quale si conosce l’esistenza ma che non è possibile sperimentare di persona, per gli sciamani diventa un itinerario mistico, possibile e tangibile. In questo c’è un parallelismo con gli eroi; pensiamo al fenomeno della catabasi, la discesa di una persona viva nel mondo degli inferi, tipica di poemi epici e dello stesso Dante. Così la restante comunità può rivolgersi agli dèi con preghiere e sacrifici, mentre una comunicazione vera e propria tra le zone cosmiche è possibile solo per lo sciamano.


LA NATURA COME MANIFESTAZIONE DEL DIVINO: ANIMALI TOTEM


Il pensiero magico che sta alla base della concezione del mondo, secondo lo sciamanesimo, è fortemente permeato del senso del divino. Una sacralità che si riflette in ogni aspetto della natura che è vista come un grande dono per gli esseri umani. È proprio da questa che lo sciamano trae rimedi, aiuti e consigli. I rituali di guarigione e protezione sono per lui un mezzo attraverso il quale porsi come intermediario tra il mondo degli spiriti e il mondo reale. Egli è in grado di tradurre il linguaggio della natura, popolata da entità. È capace di interpretare la voce del vento e dell’acqua, delle stelle e della luna e, soprattutto, comprende il linguaggio degli animali. Si tratta di un linguaggio ancestrale, non limitato alla parola ma simbolico. Una sorta di idioma segreto che solo chi ha un’anima preparata e predisposta può comprendere. Tutto questo insegna a non separare il mondo visibile da quello invisibile, la forma fisica da quella spirituale. Tradurre il linguaggio della natura significa creare un ponte che unisce l’uomo alle energie cosmiche senza barriere di spazio o di tempo.

Sin dalle culture più arcaiche, l’uomo ha osservato gli animali selvatici notando in loro un potere vitale al quale attingere. Prendendo questo potere, nell’ottica sciamanica, si è in grado di affrontare meglio le sfide e i pericoli della vita. Da qui la necessità di attuare una sorta di alleanza con gli spiriti degli animali. Lo sciamanesimo crede che sin dall'infanzia l’uomo disponga di un animale alleato. Finché però non lo si conosce e non si stringe con lui un rapporto di tipo animico, non è possibile attingere che in minima parte alla sua potenza. Si possono avere più animali di potere e, solitamente, gli sciamani ne hanno diversi in quanto necessitano di numerosi poteri per affrontare il loro lavoro con gli spiriti. Nelle varie tradizioni gli animali di potere prendono nomi diversi: animale totem, nagual, doppio animale etc. Il legame tra uomo e spirito animale diventa man mano sempre più forte in modo che quest’ultimo diventi una sorta di anima aggiuntiva. Alcuni animali di potere sono alleati non soltanto personali, ma totem di un'intera famiglia, di una categoria o di una nazione: si ritrovano infatti negli stemmi araldici. Ad esempio gli Stati Uniti hanno il totem dell'Aquila. Lo stesso avveniva nell'antica Roma; infatti entrambi i popoli tendono a creare vasti imperi, così come l'Aquila vola altissima tenendo sotto controllo un territorio molto ampio. I principali animali Totem sono il lupo, simbolo di intelligenza e connessione profonda con l’istinto; il gufo, simbolo di intuizione e capacità di vedere ciò che gli altri non vedono; l’orso, simbolo di forza, audacia e leadership. Tra gli animali Totem si trovano spesso anche il falco, visto come messaggero del mondo degli spiriti e la volpe, che vede attraverso l’inganno ed è in grado di conferire capacità di orientamento.


SCIAMANEISMO URBANO (2.0)



Come si possono applicare i principi dello sciamanesimo in una società moderna, dove il contatto con la natura è sempre più labile e nella quale domina la meccanica razionale? Viviamo in un’epoca nella quale la realtà dei mondi spirituali viene spesso, e con forza, negata o denigrata. Molti esperti di sciamanesimo moderno, come ad esempio il noto autore Marco Massignan, che ha studiano per molti anni accanto agli uomini medicina Lakota, affermano che l’iniziazione sciamanica può avvenire anche oggi. Coloro che, per loro indole, hanno già una connessione con il mondo spirituale, possono essere “chiamati” nei sogni, ricevendo la visita di animali apportatori di specifiche simbologie e messaggi. Questo però non è il fenomeno più comune. La maggior parte delle persone ignora completamente queste possibilità. L’iniziazione allora diventa un preciso, spesso faticoso, processo di studio e scoperta di sé stessi. Il percorso sciamanico è un percorso di vita, in cui le esperienze dirette con i mondi spirituali diventano un modo per ricercare la propria interiorità e la propria dimensione spirituale con passione e meraviglia. È proprio questa ricerca ad essere dettata da una sete di conoscenza dimostrata dall’interesse della società occidentale nei confronti dei sistemi filosofici, terapeutici e mistici di culture extraeuropee e precristiane. Probabilmente perché questo genere di credenze non necessitano di una religione imposta o istituzionalizzata. La dimensione spirituale è sperimentabile direttamente e senza intermediari. Forse questo è più comodo, o forse riesce a fornire molte più risposte. Gli “spiriti” delle culture ancestrali, per l’uomo occidentale, altro non sono che la voce della nostra anima. Comunicare con loro significa scoprire e mettersi in contatto con il nostro Io più profondo ove risiede la nostra autenticità. Il significato delle mitologie, il linguaggio dei simboli e, a volte, i gesti rituali, fanno da bagaglio per un viaggio tutto incentrato alla ricerca di sé stessi.


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